Il rilievo calcareo di Perda Liana che emerge dai boschi dell'entroterra ogliastrino
Perda Liana — foto: Michael Karavanov · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Pietra tabulare sopra i paesi

Chi lascia la costa e sale verso l'interno dell'Ogliastra incontra una forma che non somiglia a nulla di quanto ha visto sul litorale: blocchi calcarei dalla sommità piatta, pareti verticali, un profilo che sembra tagliato con un colpo netto. Sono i Tacchi d'Ogliastra, rilievi che si stagliano sopra i paesi e ne definiscono l'orizzonte quotidiano. Il nome popolare descrive bene la sagoma: una base ampia, un fusto verticale, una superficie superiore piana come un tavolo.

Il più celebre è Perda Liana, nel territorio di Gairo. Isolato rispetto ai crinali che lo circondano, si riconosce da lontano e per generazioni ha funzionato come punto di riferimento per pastori e viaggiatori. Vederlo emergere dal bosco mentre si guida verso l'alto è uno di quei momenti in cui la Sardegna interna smette di essere un'idea e diventa un paesaggio preciso.

Ulassai, il paese ai piedi del taccu

Ulassai vive letteralmente sotto la sua parete. È un paese di montagna, raggiungibile da Arbatax in circa un'ora d'auto, e contiene due delle esperienze più intense di tutto l'entroterra ogliastrino. La prima è sotterranea: la grotta di Su Marmuri si apre attorno agli ottocentottanta metri di quota e offre un percorso visitabile di circa ottocentocinquanta metri, pianeggiante, con concrezioni, ambienti di notevole altezza e laghetti sotterranei.

La visita si effettua solo con guida e dura circa un'ora e mezza; l'apertura è stagionale, indicativamente dalla primavera all'inizio di novembre. La temperatura interna resta fresca tutto l'anno, quindi la felpa serve davvero anche nel pieno dell'estate, quando fuori il termometro racconta tutt'altra storia. È un contrasto che vale la pena vivere: si entra dal caldo bianco del mezzogiorno e ci si ritrova in un ambiente immobile, umido, che assorbe i suoni.

Consiglio pratico: dedica ai paesi dei tacchi una giornata intera e non mezza mattina: fra la salita, la visita guidata alla grotta e le soste lungo la strada il tempo si consuma molto più in fretta di quanto la distanza chilometrica lasci pensare.

Maria Lai e l'arte che lega il paese alla montagna

La seconda ragione per salire a Ulassai ha un nome preciso: Maria Lai, nata qui nel 1919 e scomparsa nel 2013. Nel 1981 realizzò la performance Legarsi alla montagna, legando con un nastro azzurro le case del paese fra loro e al monte sovrastante. Non fu un gesto decorativo: fu un modo di rendere visibile una relazione, quella fra una comunità e la roccia che la sovrasta e insieme la minaccia.

Poco fuori dall'abitato, il museo Stazione dell'Arte occupa l'ex stazione ferroviaria e fu inaugurato nel 2006 dopo la donazione di oltre centocinquanta opere dell'artista. Il paese ospita inoltre un museo diffuso a cielo aperto, con opere collocate lungo le strade e sulle pareti: si cammina e si incontra l'arte senza biglietto, in un rapporto diretto con il luogo che l'ha generata. Per chi arriva dal mare è il modo migliore per capire che l'Ogliastra non è solo natura, ma anche pensiero.

La Scala di San Giorgio e i paesi lasciati vuoti

A Osini si apre la Scala di San Giorgio, un passaggio fra pareti calcaree nei pressi del paese: una spaccatura naturale che la strada attraversa, con un effetto di soglia che si ricorda a lungo. È uno di quei luoghi in cui conviene fermarsi, scendere dall'auto e restare qualche minuto in silenzio.

Poco lontano, la storia prende il sopravvento sul paesaggio. Gairo Vecchio e Osini Vecchio sono borghi abbandonati dopo l'alluvione dell'ottobre 1951, che colpì duramente l'Ogliastra; i dissesti, in realtà, erano cominciati già alla fine dell'Ottocento. Gli abitanti di Gairo si trasferirono altrove, dando vita a Gairo Sant'Elena, Gairo Taquisara e Cardedu.

Oggi i due borghi si visitano come paesi fantasma: muri scoperchiati, aperture vuote, intonaci che tengono ancora il colore. Vanno guardati con rispetto e con prudenza, perché le strutture sono pericolanti: non ci si addentra negli edifici, ci si limita ai percorsi esterni. È una visita che lascia in silenzio, e che spiega meglio di molte pagine il rapporto difficile fra queste montagne e chi le ha abitate.

Tornare al mare la sera

Il bello di una base sulla costa è che permette di alternare i due volti della regione. Da Villa Diletta, ad Arbatax, si sale verso Ulassai, Osini, Jerzu o Gairo in circa un'ora d'auto e si rientra la sera, con il parcheggio gratuito che aspetta e il giardino con barbecue per una cena senza fretta. La giornata in quota chiede attenzione e concentrazione; la sera sul litorale la restituisce.

Dal mare all'entroterra in giornata

Da Villa Diletta, ad Arbatax, i paesi dei tacchi si raggiungono in circa un'ora d'auto: si parte la mattina e si rientra la sera, fra parcheggio gratuito e terrazza.